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Le concessioni demaniali, la Bolkenstein e la nuova legge regionale

Fiba e Confesercenti, un passo nella giusta direzione

 

La legge regionale sul Demanio marittimo, appena approvata dal Consiglio Regionale, ha scatenato, come prevedibile, la solita ridda di commenti del club degli scontenti permanenti; ma, lasciando perdere la demagogia ed i falsi luoghi comuni con i quali gli agitatori di professione sparano sui media e leggendo il testo approvato, emergono con chiarezza gli elementi positivi della nuova normativa, che ha il pregio di offrire una opportunità agli imprenditori del settore, allontanando lo spettro delle gare ipotizzate dalla Bolkenstein.

In primo luogo la nuova legge regionale non mette a gara un bel niente. Invece di arrampicarsi sugli specchi, applica una norma nazionale vigente, che consente a chi è oggi titolare di una concessione demaniale marittima, di protrarre la propria attività, fino ad un massimo di ulteriori venti anni, dichiarando gli investimenti che si intendono fare per valorizzare e tutelare l’area in concessione medesima... 

Una delegazione di Fiba Toscana ha incontrato l’On Velo, Sottosegretario all’Ambiente

Fiba_On. Velo

La Fiba  Confesercdnti Toscana ha incontrato l’On. Velo Sottosegratario all’Ambiente. Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto in merito alla situazione del rinnovo delle concessioni demaniali marittime ed è stato richiesto all’On. Velo di farsi interprete delle istanze della categoria presso il Governo.

La Riforma del fisco per rilanciare imprese e mercato del lavoro

Nota del Presidente Confesercenti Toscana Nico Gronchi

Nico Gronchi

In queste settimane stanno entrando a regime tutte una serie di novità fiscali davvero importanti per le PMI, dalla fatturazione elettronica all'invio telematico dei corrispettivi, dal pacchetto di semplificazioni all'anagrafe tributaria, ma soprattutto le novità per gli Studi di Settore.

Questi ultimi in particolare, nascono nel 1998 con l'obiettivo di misurare "l'attendibilità" fiscale di intere categorie e con il tempo sono stati inseriti la congruità, la normalità economica o altri indici, che li hanno trasformati nell'ennesimo strumento di accertamento.

Oggi sono applicati 204 studi di settore (dovrebbero diventare 50 nel 2016) che ricomprendono tutte le attività economiche per oltre 3,6 milioni di contribuenti a fronte di circa 5 milioni di partite IVA esistenti in Italia.

Questi i dati dell’Agenzia delle Entrate relativi agli Studi del Commercio 2012/2014 :

¨ Posizioni “calcolabili” diminuite di 29.167 unità

¨ Ricavi dichiarati dai soggetti “congrui” - 39 mln

¨ Posizione congrue - 8%

¨ Soggetti che hanno proceduto all’adeguamento -7%

¨ Soggetti non congrui e non adeguati passati dal 21% al 28%

E' tutto un segno meno e dobbiamo ammettere che la crisi è stata più veloce degli aggiustamenti o dei correttivi proposti e i dati dell’Agenzia delle Entrate lo dimostrano.

E' evidente quindi che lo strumento è datato e probabilmente superato dagli eventi, per questo crediamo che ci sia bisogno di una vera riforma. Ad oggi, non esiste ancora alcun intervento normativo sul tema e diventa quindi indispensabile un intervento politico.

Riteniamo sia giunta l’ora di cambiare passo e di abbandonare completamente l’utilizzo dello studio come strumento di accertamento, per valorizzarne le potenzialità come elemento di "compliance" tra Imprese e Amministrazione Finanziaria.

Proprio su quanto riusciremo a costruire un rapporto "sano" con il Fisco, ci giocheremo la scommessa per la ripartenza, perché le imprese ormai vivono il fisco come una specie di  masso legato al collo e la somma di tasse locali e nazionali sta diventando il nostro peggior nemico.

In Toscana, come in molte altre Regioni Italiane, il Total Tax rate si aggira intorno al 60% ed è del tutto inutile ragionare della necessità di rilanciare l’economia e i consumi o di favorire la ripresa dell’occupazione, se non con forti interventi di semplificazione e magari di riduzione della pressione fiscale.

E' proprio la questione occupazione che ci preoccupa, perché tasse, lavoro e investimenti sono tutti aspetti della stessa medaglia: per investire e assumere occorre che le imprese siano competitive e con un "socio" che si porta via più della metà è difficile esserlo.

In particolare in Toscana dal 2011 al 2015, su quasi 1,6 mln di lavoratori, gli unici settori cresciuti sono servizi e commercio, che insieme crescono di oltre 100 mila unità; segno che i nostri mondi hanno avuto la forza di mantenere occupazione anche in situazioni di crisi pesantissima ma per continuare a farlo c'è bisogno che su tasse e semplificazioni si agisca subito e bene.

 

INTERVISTA A CRISTINA GRIECO

Assessore Regionale all'Istruzione e Formazione Professionale

La formazione  è la principale  politica attiva per il lavoro

“ Necessario un cambiamento culturale e la creazione di reti tra imprese per la definizione dei bisogni formativi”

 

Sulla Formazione c’è molta attesa. La  credibilità del Paese e  la fuoruscita dalla crisi si giocano molto su questo fronte. Qual è la sua opinione?

La formazione è riconosciuta come strumento strategico per la competitività del sistema economico e produttivo. La crisi ha determinato anche in Toscana (soprattutto nella zona costiera) forti ripercussioni sull'occupazione ed ha accentuato il gap tra offerta formativa e esigenze del mercato del lavoro. Occorre creare uno stretto collegamento tra percorsi formativi e contesti lavorativi per garantire l'occupabilità dei giovani e l'adattabilità dei lavoratori.... 

 
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